Un coltello in servizio… come sceglierlo?

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Un coltello in servizio… come sceglierlo?
Intevista ad Alessandra DE SANTIS


Ogni agente di polizia sa che gli strumenti che porta sul lavoro possono cambiare drasticamente l’esito di una situazione.

Quante volte capita di dover tagliare una fune, un cavo, una fascetta in plastica o semplicemente far leva per aprire uno scomparto o tagliare il rivestimento di un pacco? 
Nonostante in molti ritengano che i coltelli siano strumenti necessari in servizio e che quindi il loro porto ed uso in tali circostanze sia giustificato, solo di recente è iniziata una progressiva distribuzione ad alcuni operatori di polizia per integrarne la dotazione personale; molti altri invece si trovano a dover scegliere ed acquistarne uno autonomamente. L’opzione di avere un coltello o un multitool che contenga una lama è personale ma non cambia, secondo il nostro modesto parere, da un punto di vista dottrinale del porto.


Ricordiamo che in Italia la normativa sul porto dei coltelli è quella disciplinata dalla Legge 18 aprile 1975, n.110 ed in particolare dall’art.4 che stabilisce, senza differenze, la necessità di un giustificato motivo per portare con se uno strumento atto ad offendere come il coltello. Il giustificato motivo ricorre, infatti, quando le esigenze del soggetto siano corrispondenti a regole relazionali lecite rapportate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento e alla normale funzione dell’oggetto.
Particolare attenzione deve essere rivolta alla differenza tra coltello e pugnale, quest’ultimo classificato non uno strumento atto ad offendere ma una vera e propria arma ai sensi dell’art.45 del Regolamento di attuazione del TULPS.

Oggi il mercato offre una scelta vastissima di prodotti (sia per tipologia che per fascia di prezzo), quindi per chi non è appassionato del settore e non ha conoscenza specifica in merito può essere scoraggiante trovarsi di fronte ad un mondo nuovo.

Abbiamo deciso quindi di porre qualche domanda ad Alessandra De Santis per fornire delle indicazioni di massima in modo da semplificare la scelta verso un prodotto adeguato, fissando alcuni punti fondamentali.

Quali sono i parametri fondamentali per scegliere correttamente un coltello?


Il primo parametro, dal quale scaturiscono tutte le considerazioni successive, è legato all’impiego principale a cui è destinato il vostro coltello. Tendenzialmente gli operatori che si avvicinano per la prima volta al mondo delle lame, hanno la convinzione che un coltello debba essere spesso e robusto perché all’occorrenza deve poter sopportare qualsiasi tipo di sollecitazione; ma nella maggior parte dei casi non si rivela la scelta migliore.

Per sapere di quale tipologia di coltello si ha bisogno, è necessario sapere prima come verrà utilizzato:

  • se la maggior parte dei vostri interventi richiedono un utilizzo impegnativo di un coltello (magari da usare come leva nei “light breaching” – cosa che per inciso non andrebbe fatta con questo strumento), sarà necessario optare per una lama estremamente robusta (che si traduce spesso in una minore efficienza di taglio).
  • se invece gli interventi richiedono l’impiego di un coltello che eseguirà principalmente operazioni di taglio (che resista anche ad usi intensi), si potrà optare per una lama meno robusta che però offre migliori prestazioni di taglio.

Con molta probabilità, gli operatori saranno indirizzati sul secondo punto, magari avendo in mente come impiego principale quello durante interventi di emergenza (a seguito di incidenti stradali, emergenze mediche, ecc..).
Cosa ne pensi dei prodotti specifici per le autovetture?


Non li prenderei in considerazione se l’intento è quello di avere uno strumento che sia versatile; gli strumenti specifici per il soccorso stradale normalmente sono dotati solo di taglia cintura e frangi vetro (talvolta anche di una luce led), ed essendo altamente specializzati non consentono altri impieghi. Per fare un esempio banale, se vi trovaste a dover tagliare corde di spessore variabile, il taglia cinture di questo strumento per autovetture – che ha una sede appositamente realizzata per materiali sottili – sarebbe del tutto inutile.

Lama fissa o pieghevole?


Entrambe le soluzioni hanno pro e contro:

  • I coltelli a lama fissa, una volta estratti dal fodero, sono pronti all’uso; sono tendenzialmente più robusti ed ingombranti dei chiudibili (anche se il mercato offre una vastissima selezione di lama fissa compatti e leggeri).
  • I coltelli chiudibili (o pieghevoli) in cui appunto la lama, ruotando intorno ad un perno, va a chiudersi all’interno dell’impugnatura, sono generalmente meno ingombranti dei coltelli a lama fissa e non necessitano di un fodero, in quanto dotati di clip.

Nel caso si opti per un coltello pieghevole (che è la scelta più ragionevole), è fondamentale che la lama si apra agevolmente e che rimanga bloccata in modo affidabile durante l’impiego della lama. Sul mercato sono presenti diversi meccanismi di apertura e di blocco della lama. Vista l’esigenza di dover estrarre la lama il più rapidamente possibile, con una sola mano e con molta probabilità indossando dei guanti, scartiamo a priori tutti quei coltelli con unghiatura sulla lama. Quest’ultimi il più delle volte sono noiosi da aprire in condizioni normali, figuriamoci sotto stress.

I sistemi di apertura più idonei (e diffusi) per coltelli tattici, senza entrare troppo in dettaglio, sono:

  • Flipper: è un sistema di apertura manuale in cui una parte del codolo della lama fuoriesce dall’impugnatura – flipper tab – solitamente sul dorso, ma esistono anche i front-flipper; questa apertura funziona creando una leva vicino al perno principale su cui ruota la lama che, dopo aver vinto la resistenza della sfera di ritenzione, si apre in modo estremamente fluido e rapido. E’ un sistema semplice ed intuitivo; bisogna chiaramente scegliere prodotti in cui il flipper tab sia dimensionato correttamente (non troppo piccolo) per evitare che diventi difficile azionarlo quando si indossano i guanti o in condizioni di stress elevato.
  • Automatica: in questo sistema, l’apertura della lama avviene semplicemente premendo un bottone. Grazie all’azione di una molla, la lama viene proiettata in modo fulmineo verso l’esterno. Generalmente sono dotati anche di una sicura, per evitare l’apertura accidentale della lama.
  • Assistita: anche in questo caso è presente una molla per “assistere” l’apertura della lama e renderla più rapida, ma a differenza dell’apertura automatica non è presente un pulsante. L’apertura avviene generalmente tramite flipper o thumb-stud e bisogna aprire manualmente la lama (di circa 30°) e vincere la resistenza della sfera di blocco prima che la molla possa entrare in azione.
  • Thumb-stud o thumb-disc o thumb-hole : i perni o fori (come negli Spyderco) sulla lama, consentono la facile apertura con una sola mano; nel caso dei perni (thumb-stud) se riportati su entrambe i lati della lama, consentono l’apertura ambidestra.

Importante il blocco della lama. Cosa ci puoi dire?


Per quanto riguarda i meccanismi di blocco, al pari di quelli di apertura (che in alcuni casi vanno a braccetto – come l’AXIS Lock della Bechmade), esistono svariate soluzioni. Tra i meccanismi più diffusi tra le lame tattiche troviamo il frame-lock (in cui il sistema di blocco è ricavato direttamente sul frame – che può essere realizzato in vari materiali come titanio, alluminio o acciaio) ed il liner-lock (in cui la molla piana di blocco è realizzata su una cartella in acciaio, coperta da guancette).

Altri meccanismi da prendere in considerazione sono il button-lock, in cui la lama viene bloccata per azione di un pulsante che funge da fermo in apertura e chiusura, ed l’ AXIS-lock usato dalla Benchmade. Entrambi questi sistemi hanno il vantaggio di consentire apertura e chiusura della lama direttamente tramite la leva/pulsante; inoltre la chiusura della lama avviene senza dover collocare le dita sul percorso della lama (come invece avviene nel frame lock e nel liner-lock). L’AXIS lock, a differenza del button lock, è un sistema ambidestro; è però realizzato con una molla (chiamata omega spring) che in alcuni modelli Benchmade non si è rivelata particolarmente resistente e può rompersi rendendo il coltello inutilizzabile.

Un’ottima alternativa è il Compression-lock della Spyderco che è concettualmente simile al liner-lock, ma sposta il meccanismo di blocco sul dorso in modo tale da evitare di collocare le dita lungo il percorso della lama in fase di chiusura.

 

La cosa fondamentale è che il blocco funzioni in modo efficace e sicuro; per questo motivo suggerisco a chi non ha familiarità con il settore dei coltelli di non optare per coltelli estremamente economici poiché spesso non sono affidabili e sono realizzati con pessimi materiali.

Quali sono gli altri parametri da prendere in considerazione?


Sicuramente il profilo della lama. La collocazione della punta rispetto all’asse centrale della lama rappresenta una parte fondamentale di questa, poichè ne determina l’uso, lo stile e la connotazione della forma del coltello intero. Senza entrare in dettaglio ed analizzare le tipologie più diffuse (che potete trovare sul sito di UKG), quelle che ritengo più utili per i vostri scopi:

DROP POINT: il dorso si estende approssimativamente per circa 2/3 della lunghezza della lama per poi convergere verso la punta, collocata più in basso rispetto al dorso, con un raggio di curvatura variabile. E’ una punta generalmente molto resistente, tra le più popolari, che dà forma ad un profilo di lama estremamente versatile.

AMERICAN TANTO: questo profilo di lama è molto diffuso nelle lame tattiche e se state cercando una punta estremamente resistente con un’ottima capacità di penetrazione, questa è la soluzione adatta.

SHEEPSFOOT: Questo tipo di lama, la cui traduzione letterale è “piede di pecora”, è caratterizzata da un tagliente dritto ed una punta stondata che va ad incontrare il tagliente lungo il suo asse.
Vista la sua conformazione, non è adatta a perforare rendendola ottima per strumenti di salvataggio e in tutte le situazioni in cui è necessario tagliare senza penetrare. Se state cercando un coltello per prestare soccorso, questa è la tipologia di lama più adatta, insieme ai coltelli privi di punta appositamente studiati per operazioni di rescue.

SPEAR POINT: è un profilo di lama per lo più simmetrico, in cui il dorso ed il tagliente si incontreranno sulla punta con un’angolazione simile a quella di una lancia. Questo tipo di punta ha una elevata capacità di penetrazione.

Un altro parametro importate è l’ergonomia dell’impugnatura.

Seppur esistono principi comuni sull’ergonomia delle impugnature, abbiamo tutti mani diverse quindi è bene selezionare i prodotti con impugnature dimensionate in funzione delle proprie mani (giusto per fare un esempio: se sei alto 1.90 m e hai delle mani che sembrano dei badili, non puoi pensare di utilizzare un coltello con impugnatura stretta e sottile di 8-9 cm di lunghezza).

Poiché la presa sullo strumento influisce direttamente sulle sue prestazioni, il punto dal quale non si può prescindere è che l’impugnatura fornisca una presa salda e confortevole, anche con i guanti indossati. A tal proposito suggerisco di valutare impugnature realizzate con materiali sintetici o comunque realizzati con una texture superficiale che ne aumenti il grip.

Per concludere, qual è secondo te la configurazione migliore di un prodotto da portare in servizio?


Ognuno operatore preferirà coltelli diversi in funzione dei compiti assegnati, dei reparti di appartenenza, della formazione, ecc.; ma siccome portare con se il coltello adatto per ogni circostanza è piuttosto difficile, bisogna puntare ad un prodotto che può essere impiegato nelle situazioni più probabili in cui potreste incappare durante il servizio.

Per chi opera su strada, una buona opzione potrebbe essere rappresentata da un coltello chiudibile dotato di lama principale (meglio se con profilo sheepsfoot o privo di punta, se capitano di frequente operazioni di soccorso), con taglia cinture secondario (quelli più comodi sono quelli che si estraggono come lama secondaria, e non quelli incorporati nell’impugnatura), e frangi vetro.

Per fare esempi concreti, tra i primi modelli che mi vengono in mente che hanno questo tipo di configurazione, ci sono il Benchmade Triage o l’Outlast rescue, il più economico Gerber CLS o il Kershaw Funxion EMT; ma sono tanti i marchi che hanno modelli più o meno simili.

Alessandra DE SANTIS da sempre appassionata di coltelli, ha iniziato a collezionarli da quando aveva 14 anni. La sua passione l’ha portata a diventare autrice di recensioni tecniche sui coltelli; dal 2012 ha collaborato con riviste specializzate italiane ed è attualmente responsabile del sito web Ultimate Knives & Gear.

La conoscenza di Alessandra su acciai e materiali proviene dai suoi studi universitari (ha una laurea in Chimica industriale e un Master in Chimica industriale dei materiali polimerici). Alessandra è anche una praticante di FMA (arti marziali filippine), appassionata di armi da fuoco e ha l’abilitazione per la costruzione, la riparazione e la vendita di armi comuni e la licenza di collezione di armi bianche ed antiche. Dopo alcuni anni di esperienza nel testare e recensire coltelli di vari produttori, Alessandra ha intrapreso il percorso di designer, ed attualmente collabora con varie ditte produttrici a livello internazionale.

Blogger di Ultimate Knives and Gear

E’ molto importante ricordare e tener presente che la scelta degli strumenti ed accessori che comporranno il nostro equipaggiamento va fatta con consapevolezza poiché, insieme ad altri fattori, concorreranno al successo o meno di un intervento.
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Le opinioni espresse in questa recensione sono un punto di vista personale del revisore. Quello che potrebbe essere un fattore “pro” per un utente/operatore può rappresentare un “contro” per un altro. I pareri sono classificati in base alle esperienze personali dirette ovvero testimonianze raccolte da altri operatori di polizia o della sicurezza.

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